A me sembra di essere uscita oggi da una ventina giorni di lotta all'ultimo sangue con me.
E mi sembra perchè è così, se no vuol dire che sono stata zitta e muta per venti giorni credendo di lottare contro di me e invece non ho fatto un cz.
Invece oggi ho proprio la certezza che ho fatto venti giorni ad odiarmi, a domandarmi a rispondermi ad incazzarmi per le risposte che mi davo, a non parlarmi più, a tornare a rifarmi cento volte la stessa domanda finchè non arrivavo a dire all'altra parte di me che avevo ragione io e che l'altra parte doveva assolutamente cambiare idea e non ci saremmo mossi da questo punto finchè non si faceva come dicevo io.
E poi si andava a dormire nella speranza che l'indomani le due parti si mettessero d'accordo e invece niente. Così ci si svegliava e continuavo a svegliarmi con me addosso, che la cosa che avrei preferito di più al mondo ogni mattina che è suonata la sveglia sarebbe stata quella di non essere con me, di non essere io. E invece niente, tutte le sante mattina con sta carogna addosso che non mi guardavo nemmeno allo specchio se no, se per caso quello era un momento di calma, riprendevano a volare piatti e insulti nella mia testa.
Così dal 18 Aprile.
Io non so se rendo l'idea. Dal 18 Aprile.
Come se non bastasse già questa forma di follia, voglio anche dire che in assenza di sottoposto, ho dovuto fare da me e quindi ho fatto la capetta e la sottoposta di me stessa.
Ciò significa che se non stavo a litigare con me sui fatti della mia vita privata, mi davo gli ordini e poi non li eseguivo, così poi mi ritrovavo a discutere con la mia capetta (e cioè io) del fatto che stavo lavorando con il culo e se il mio sottoposto (cioè sempre io) lavorava con il culo, poi doveva ascoltare anche tutta la spataffiata sul fatto della mancanza di volumi fatta dalla capetta (cioè io).
Ora i fatti sono due.
I problemi tra me e me li ho risolti e posso anche tornare ad avere a che fare con lo specchio.
Domani arriva il sottoposto e posso anche smetterla di darmi ordini.
Io vorrei che qualcuno mi dicesse brava.
Mica per la risoluzione dei problemi, eh.
Solo per la bravura di non essermi fatta rinchiudere in un centro di igiene mentale.
Sono latitante.
Me lo dicono tutti.
Sistemo quelle trecento, quattrocento cose che non stanno funzionando e poi torno.
Comunque volevo dire che qui fanno pausa pranzo dalle dodici e mezza alle tre e che loro hanno capito tutto della vita, intanto io però ad aspettare che loro finiscano di mangiare il cinghiale dalle dodici e mezza alle tre mi spacco le palle mica da ridere eh.
Ma non volevo dire questo.
Volevo dire che forse ho quasi trovato la mia nuova casetta. E' spersa su una collina che per arrivarci ci vanno 6 km di strada di campagna dopo Assisi.
L'illuminazione ce l'ho avuta ad bivio, davanti alla madonnina (non nel senso di apparizione ma nel senso di statua). Ho capito che quella sarebbe stata la mia casa quando ho visto una stradina che si arrampicava in un bosco e sul cartello (scritto a mano) l'indicazione indicava "Sentiero francescano della pace". E alla fine del sentiero, c'era lei, la mia casetta.
Io lo voglio significare forte e chiaro al mondo: quel che è fatto è fatto, io mi ritiro in campagna.
Pace e bene.
Sono passata da un corso aziendale di excel tenuto da un docente al quale "nessuno ha detto di portare il computer" ad una denuncia ai carabinieri perchè mi hanno sfondato i vetri della macchina.
Racconterei tutto, dal docente che disegnava le celle sulla lavagna al maresciallo che compilava la più assurda denuncia per atti vandalici che io abbia mai letto.
E' che quando la realtà riesce a superare il mio già ben sviluppato senso dell'umorismo, mi sento un po' persa.
Ziabu: andiamo a fare la nanna?
Topofilippo: storia!
ZiaBu: che storia?
Topofilippo: Troccolo!
ZiaBu: Se no?
Topofilippo: Potolino!
ZiaBu: Se no?
Topofiippo: Cino!
Come mi innamoro io di sti topi non si può capire.
Ho trovato il sottoposto come lo voglio io.
Alto, biondo, occhi azzurri, con due spalle da saltarci sopra.
Ora lo mando a Milano a fare i colloqui.
Essendo anche sveglio, intelligente e grintoso ci sono ampie possibilità che non lo prendano.
Bu: Mi si è dimesso il sottoposto.....
ZiaGiò: Devi avergli fatto un'ottima impressione....
In sostanza c'è stata questa riunione aziendale segreta segretissima per cui mi hanno comprato un volo a/r perugia-milano e mi hanno anche detto che se svelo a chicchessia il motivo della riunione, sto giro mi sbattono ad Isernia. E siccome già mi sembra tanta roba Perugia, sarò muta.
L'aereoporto di Perugia è piccolo piccolo che sono entrata e mi sembrava di stare a casa di qualcuno. Dentro eravamo in 4 compresi gli operatori e quando ho fatto il check in per un attimo mi sono immaginata che quello che stava etichettando il mio bagaglio ad un certo punto entrasse pure all'imbarco, si mettesse su il cappello da pilota e dicesse "ragazziiii seguitemi che si parte".
Al check in un tipo così assurdo che se il giorno dopo vedi la sua foto sul giornale perchè ha ucciso qualcuno non ti stupisci per niente, mi ha dato il benvenuto dicendo: "Preparati, sarà un volo rock&roll".
Questa frase l'ho capita solo davanti alla scaletta quando ho visto l'aereo che quello con cui giocano i miei nipoti è più grande.
Ora rilascerò una chicca per le giovani donne single: se cercate un fidanzato non perdete tempo, imbarcatevi sole e spaurite su un aereo da al massimo 20 posti. Non avete idea di quanti uomini (19) non vedranno l'ora di proteggervi (i numeri continuano a non essere il mio forte ma va da sè che dovete essere l'unica donna del volo).
A bordo ho provato sensazioni fino ad allora sconosciute, tra le quali terrore, senso di impotenza e certezza che per una riunione non valga mai la pena di rischiare la vita.
In finale di un meeting al limite del paranormale, prendere il volo rock&roll della Cirrus Airlines mi è sembrato l'unico modo possibile per espiare tutti i miei peccati.
Che poi le cose son strane.
A pranzo sono andata nel solito posto e il proprietario mi ha chiamato per nome e mi ha chiesto dov'ero finita ieri che non mi ero fatta vedere. Che aveva preparato una cosa nuova che voleva farmi assaggiare che voi a Milano mica ce l'avete, ha detto. E tu come fai a sapere che sono di Milano? Si vede e si sente, ha detto. Ma secondo me non intendeva di odore. Poi si è intromessa anche la cameriera che mi ha detto che mi ha vista venerdì sera in discoteca ma che lei ha capito che io non l'avevo riconosciuta, così non mi ha salutato. E poi mi giro ed entra uno che avevo conosciuto la settimana scorsa e mi dice dai, mangiamo insieme. Allora ha voluto che gli insegnassi un po' di slang milanese e l'ho lasciato che diceva "uè cazzo non siete wireless in umbria", che sentirlo dire da un perugino fa veramente ridere.
Così, niente, sono uscita che ho pensato che anche qui, forse, c'è modo di sentirsi un po' a casa.
E dei numeri m'è fregato una cifra di meno.
Io voglio soltanto far presente a me stessa nero su bianco che c'è il rischio che io sia qui perchè sono scappata.
E non da Milano.
Allora adesso io rileggerò una decina di volte questo post e la mia parte sinistra dirà "ma no" e la mia parte destra dirà "ma si" e potrò andare avanti così per tanti giorni fino a quando scoprirò che non ho, come sono certa, tutte le palle che la gente pensa che io abbia.
Oltre a questo, che già non è poco, posso solo dire che c'è una crisi di volumi e di numeri che non ci si immagina.
E ho dovuto dirlo anche al sottoposto.
Il quale si è trincerato dietro un pesantissimo silenzio stampa.
Ora probabilmente lui starà scrivendo su un blog qualcosa tipo questo.
Mi sento un po' come se fossi dentro ad un circolo vizioso.